Corno Nero, Ludwigshohe e Punta Parrot

Corno Nero, 4322 m – Ludwigshohe, 4342 m – Punta Parrot, 4436 m. Traversata delle cime (Valle di Gressoney).

Caratteristiche: Lunga cavalcata sui più facili ‘4000’ del Rosa, molto remunerativa per la varietà dei passaggi e le bellissime prospettive offerte dalle creste nevose, poco impegnative ma aeree, che la caratterizzano. Un unico breve tratto molto ripido per salire al Corno Nero.

Difficoltà: PD-

Dislivello: 850 m, contando i numerosi saliscendi

Carte: IGM 1:25.000 f. 29, Alagna Valsesia, Monterosa; CNS 1:50.000 f. 47, Gressoney.

Accesso: Uscita di Pont S. Martin dell’autostrada di Aosta, Gressoney la Trinitè, frazione Staffal, partenza degli impianti che salgono al Passo dei Salati e alla nuova stazione di Indren.

Avvicinamento: Punto di partenza è il Rifugio Gnifetti, 3647 m, dove si giunge in 1.30 ore dagli impianti di Punta Indren, 3265 m attraversando la esangue lingua terminale del Ghiacciaio di Indren e seguendo il sentiero attrezzato lungo le rocce che sostengono il Ghiacciaio di Garstelet. Si esce così sul ghiacciaio poco a monte del Rifugio Mantova. In alternativa seguire il sentiero che aggira alla base le rocce e conduce allo stesso rifugio, 3420 m, che può essere utilizzato come punto di partenza alternativo. Per il Rifugio Gnifetti, dai pressi del Rifugio Mantova risalire il Ghiacciaio del Garstelet e portarsi alla base delle rocce su cui è annidato il rifugio, che si raggiunge con breve tratto attrezzato. L’inizio della traversata qui descritta si trova poco oltre il Balmenhorn, ma la traversata può essere egualmente effettuata anche nel senso inverso e in tal caso si attacca la normale della Parrot nei pressi del Colle Sesia.

Salita: Dal Rifugio Gnifetti, 3647 m, inoltrarsi sul Ghiacciaio del Lys seguendo le tracce che salgono verso l’omonimo colle, badando ai numerosi crepacci sia nel ripiano alle spalle del rifugio sia nel superamento della prima ripida balza sotto la Piramide Vincent. Transitare alla base del seraccato versante sud occidentale di questa cima e giungere in vista del Colle Vincent ad una quota di circa 4000 m (1.30 ore). Da qui è possibile salire la Piramide Vincent, 4215 m, per il facile versante nord (1.15 ore andata e ritorno). Dalla sella del Colle Vincent dirigersi verso il modesto rilievo del Balmenhorn e attraversare sotto il versante occidentale del Corno Nero in direzione del Colle Zurbriggen. Prima di pervenire al colle, scavalcare una piccola crepaccia terminale e risalire il successivo ripido pendio rivolto a nord che esce alla insellatura tra le due piccole cime del Corno Nero. La punta orientale, quella più elevata (4322 m), si raggiunge con facile e breve arrampicata su rocce scure (1.15 ore). Discendere il pendio e, toccato ora il Colle Zurbriggen, 4272 m, percorrere la nevosa cresta sud-ovest della Ludwigshoe direttamente fino in vetta, senza particolari difficoltà, 4342 m (0.45 ore). Dalla sommità seguire la cresta nord-ovest per una cinquantina di metri e poi discendere nel catino glaciale compreso tra la Ludwigshoe e la Punta Parrot, piuttosto lontani dal Colle delle Piode. Attraversare interamente il largo bacino, puntando alla base della cresta ovest della Parrot. Porre piede su detta cresta a monte del caratteristico spuntone roccioso quotato 4340 m, rimontandone il nevoso versante meridionale. Seguire ora la cresta ovest, completamente glaciale e dal caratteristico andamento sinuoso, abbastanza affilata ma facile (salvo in presenza di cornici), fino alla estetica cima della Parrot, punto culminante della traversata, 4436 m (0.45 ore, totale 4.15 esclusa la Piramide Vincent).

Discesa: La discesa si svolge lungo la via normale della Parrot lungo la cresta nord-est fino ad oltrepassare un piccolo rilievo roccioso, dopo il quale occorre svoltare a sinistra e discendere il versante nord (un breve tratto ripido, eventuale crepaccia terminale). Si giunge così nel pianoro sottostante il Colle Sesia. Traversare in direzione ovest fino a ricongiungersi alle tracce che provengono dalla Punta Gnifetti. Da qui si può raggiungere la Gnifetti (1.15 ore andata e ritorno). Lungo la pista della via normale si torna al percorso seguito alla mattina e quindi al Rifugio Gnifetti (2-2.30 ore).

Gli scarponi

 La traversata dei più facili ‘4000’ del Rosa, quel pugno di vette nelle immediate vicinanze del Colle del Lys costituite da Piramide Vincent, Corno Nero, Ludwigshohe, Parrot e Gnifetti, è una gran classica, percorsa indifferentemente in un senso o nell’altro. E’ già settembre inoltrato quando Giulio, Pino il postino, Guido e io ci incamminiamo da Indren verso la Capanna Gnifetti. Dopo una precoce perturbazione nevosa il meteo è tornato stabile, la temperatura è mite e non sembra vero, a fine stagione, poter salire ancora così in alto sui ghiacciai imbiancati di fresco.

La sera però accade un fatto che incrina il nostro buon umore e la rilassata atmosfera del rifugio. Dopo cena, tornati nella cameretta che ci è stata assegnata, non troviamo più gli scarponi che Pino e Giulio hanno pensato di custodire personalmente sotto i letti.

Scopriamo che la rimozione è opera del gestore, il quale, al momento di assegnarci i posti, ci aveva raccomandato di non salire nelle camere con gli scarponi, pena sanzioni esemplari. Ma “toglierseli e portarli su – gli facciamo notare – non è la stessa cosa che salire in camera con gli scarponi”. Niente da fare: il pervicace educatore di alpinisti ne fa una questione di principio.Avviamo lunghe trattative che, assunti a tratti i toni della guerriglia, si concludono solo a tarda notte con la restituzione del maltolto in cambio delle molte ore che sicuramente sarebbero state meglio spese, da ambo le parti, nel sonno.

La faccenda ci va di traverso, perciò al risveglio serpeggia un certo nervosismo. In aggiunta, al momento di avviarci dopo la colazione, Pino, in cordata con me, s’accorge di non avere portato la pila frontale. Fuori è ancora buio fitto. Guido, dal canto suo, dopo una notte insonne, lamenta spossatezza e forte mal di testa.

 Mentre risaliamo i facili pistoni verso il Colle del Lys, nella bassa valle alle nostre spalle si scatena un temporale con i fiocchi: il bagliore dei fulmini rischiara sinistramente le nubi cariche di umidità e il brontolio dei tuoni risuona come un basso continuo e poco rassicurante. Alla base della Vincent è l’aurora, il temporale è scemato ma le nuvole stanno lentamente salendo. E’ difficile prevedere come evolverà.

Pino e io ci fermiamo ad attendere gli amici rimasti un po’ indietro e ci diciamo che forse sarebbe prudente rinunciare alla Vincent per proseguire direttamente verso le altre cime più interessanti e quando i compagni ci raggiungono comunichiamo loro le nostre considerazioni. Ma succede che, dei due, Guido si slega, intenzionato a scendere perché il malessere non è affatto migliorato, mentre Giulio, libero dalla corda, senza ascoltare repliche parte a razzo verso la Vincent. Imprecando contro di lui, insistiamo inutilmente con Guido affinché non scenda da solo. Ma possiamo soltanto accompagnarlo con lo sguardo mentre divalla sulla traccia di salita.

Ci incamminiamo lentamente verso il Balmenhorn dove attendiamo Giulio. L’enorme statua del Cristo delle Vette e il piccolo bivacco di legno appollaiato sullo spuntone roccioso emergono come incerte visioni dal chiarore lattiginoso della nebbia. Mentre il sole fa capolino ci raggiunge Giulio, che ha salito di corsa la Vincent, e insieme scaliamo il Corno Nero per il suo ripido scivolo ghiacciato, inciso da vecchie tracce, e poi la Ludwigshoe per la facile dorsale nevosa.

Ora il sole pare vincere definitivamente la partita, fa caldo e le nubi vengono ricacciate dal vento sul ripido versante italiano. Sulla Parrot, punto culminante della cavalcata di oggi, giungiamo percorrendo la sinuosa e aerea cresta ovest. Per non far attendere troppo il nostro amico, infatti, rinunciamo alla Gnifetti e siamo presto di ritorno al rifugio. Togliendo e mettendo un paio di volte i ramponi, torniamo a Indren e alle 15 ci ricongiungiamo a valle con Guido, nel frattempo completamente rimesso. Insieme stemperiamo i malumori della mattina di fronte ad un panino e a un boccale di birra. Oggi in due abbiamo salito tre ‘4000’, uno ne ha scalati quattro, ed un altro nessuno. Mentre qualcuno considera che è come ne avessimo saliti 2,5 a testa, la noiosa pioggerella che inizia a cadere ad Alagna segna definitivamente il passaggio all’autunno.

19-20 settembre 1992

Verso il Corno Nero (Foto di Marco Burzio)
La Ludwigshoe dalla cima del Corno Nero (Foto di Marco Burzio)