Lyskamm traversata

Lyskamm Occidentale, 4479 m – Lyskamm Orientale, 4527 m. Traversata dal Rifugio Quintino Sella alla Capanna Gnifetti (Valle di Gressoney).

Caratteristiche: Grande via classica, molto frequentata, quasi esclusivamente glaciale: nell’avvicinamento e in discesa ghiacciai facili ma crepacciati, cresta nevosa molto affilata in diversi punti, con difficoltà dipendenti dalle condizioni. Pendenze fino a 40°. Un breve passaggio di roccia o misto nei pressi della punta occidentale. Gita grandiosa, in ambiente spettacolare, tecnicamente non molto difficile ma lunga e delicata. Porre attenzione alle condizioni del manto nevoso, che non deve essere ghiacciato né troppo carico, e alle cornici, a volte incrociate. Normalmente nel tratto tra le due cime si sta sul versante valdostano, mentre nel tratto affilato in direzione del Colle del Lys si appoggia sul versante svizzero. La traversata può essere effettuata anche in senso inverso con pari difficoltà.

Difficoltà: AD-

Dislivello: 950 m, di cui 400 m la cresta che ha uno sviluppo di circa 3 km

Carte: CNS 1:50.000 f. 5006, Matterhorn Mischabel.

Accesso: Autostrada di Aosta fino a Pont S. Martin, da dove si svolta nella Valle di Gressoney che si risale fino a Staffal.

Avvicinamento: Partenza dal Rifugio Quintino Sella al Felik, 3585 m, raggiungibile in circa 2.30-3 ore, con 850 m di dislivello, dalla stazione di arrivo degli impianti di Staffal al colle di Bettaforca, 2727 m, seguendo un sentiero che, nella parte superiore, oltre il Passo della Bettolina, è in parte attrezzato con passerelle e mancorrenti. L’inizio della cresta è al Colle del Felik.

Salita: Dal Rifugio Quintino Sella al Felik, 3585 m, risalire in direzione nord il Ghiacciaio superiore di Felik, superando in ultimo un ripido pendio (35-40°), fino al colle omonimo, 4063 m (1.30 ore). Seguire le propaggini della cresta sud-ovest del Lyskamm, scavalcando o aggirando a sinistra la quota 4214. Riguadagnata la cresta, percorrerla sul colmo pressoché orizzontale ma molto affilato ed esposto fino alle pendici della regolare piramide nevosa della Cima Occidentale. Da qui, a seconda delle condizioni, sono possibili due itinerari: 1) traversare obliquamente a sinistra tutta la triangolare parete ovest su pendio abbastanza inclinato ed esposto (35-40°) e risalire poi il facile dorso nevoso orientato a nord-ovest; 2) proseguire direttamente lungo la cresta sud-ovest, ripida in alto (40°) e con qualche affioramento roccioso. In entrambi i casi si giunge sull’anticima Ovest, 4449 m, da cui in breve alla vetta del Lyskamm Occidentale (4481 m, 1.30 ore). La successiva cresta in leggera discesa orientata a est-sud-est offre un unico breve passaggio roccioso (II+) poco sotto la Cima Occidentale e prosegue poi nevosa fino alla larga depressione tra le due vette, quotata 4417 m, detta Sella dei Lyskamm. Un tratto concavo e ascendente, abbastanza largo e normalmente con grandi cornici sul versante nord, da percorrere sul versante italiano, conduce alla vetta del Lyskamm Orientale, quota più elevata (4527 m, 1.30 ore, totale 4.30 ore).

Discesa: Digradare lungo la successiva ripida cresta, quindi percorrere la spalla orizzontale (4343 m, tratto aereo, spesso con cornici sul versante italiano, poggiare su quello svizzero). Dalla spalla discendere direttamente l’ultimo settore della cresta (40°), scavalcando al fondo la crepaccia terminale e proseguendo poi in direzione del Colle del Lys. Lasciato a sinistra l’isolotto roccioso denominato Roccia della Scoperta (4178 m) si compie un ampio giro in senso orario fino ad incrociare le tracce provenienti dalla via normale della Punta Gnifetti a 4150 m circa (1-1.30 ore), lungo le quali si scende al Rifugio Gnifetti e poi al Rifugio Mantova (1.30-2 ore), da cui si torna a Indren (0.45 ore, totale 3.15-4.15 ore) e da qui, con l’impianto, a Staffal.

Il mangiatore di uomini

Afflitto da un’infiammazione al tendine d’Achille, procuratami calzando degli scarponi di plastica da alpinismo troppo rigidi, sono costretto a tornare agli scarponi di cuoio e, per risparmiare il tendine, a camminare con le scarpe da ginnastica fin dove mi è possibile, portandomi gli scarponi nello zaino. Sono con Giulio, compagno inesauribile con cui da qualche anno condivido le salite più impegnative. Giulio è dotato di un fiuto quasi animalesco per le condizioni meteorologiche e per quelle della montagna. Insieme non siamo mai incorsi in errori di valutazione sul meteo e sulle difficoltà. Lui ama e veste i colori vicini all’azzurro, io quelli vicini al rosso. Lui è magro e brevilineo, io magro e lungo. Due figure che nella diversità si completano. Stiamo salendo al Rifugio Quintino Sella, nel Rosa. Abbiamo una meta molto ambiziosa, la traversata dei Lyskamm da ovest a est.

Le due gigantesche gobbe gemelle dei Lyskamm, ben visibili dalla pianura piemontese, sono rocciose sull’assolato versante italiano e ghiacciate su quello svizzero, che ospita le celebri ‘nord’. L’eleganza e la leggerezza della linea spartiacque che le unisce, morbida e arrotondata, sono quasi uniche nelle Alpi.

Ma la fama di questa traversata è piuttosto sinistra: tratti di cresta affilatissimi, con cornici impressionanti che a volte si incrociano, su cui, nel caso sfortunato di una scivolata o del cedimento di una cornice, l’unica speranza di salvezza sta nella prontezza del compagno che deve gettarsi dalla parte opposta della cresta. Così dice la leggenda, cui si accompagna la memoria dei tanti incidenti occorsi lassù, tutti elementi che, nell’animo dell’alpinista medio alle prese con una delle massime prove cui possa aspirare, caricano l’attesa di questa celebre ascensione, oltre che di curiosità e desiderio, anche di paura. Ci vogliamo davvero provare?

Al rifugio mi consolo della faticaccia per lo zaino troppo pesante sfruttando il privilegio di poter indossare comode scarpe da ginnastica al posto delle terribili ciabatte in dotazione.

Il giorno dopo partiamo con relativo agio. Sotto il Colle del Felik la maggior parte delle comitive si dirigono al Castore e rimaniamo una manciata di cordate ad attaccare le prime ondulazioni della cresta ovest del Lyskamm Occidentale. Sembrano bonarie ma, in un tratto quasi orizzontale, ci troviamo a mettere un piede dietro l’altro in puro equilibrio sull’esile filo di cresta. Alla base del ripido versante occidentale seguiamo le cordate che ci precedono in un lungo traverso ascendente a sinistra. Nella notte la neve è ben rigelata, perciò, nonostante l’inclinazione e la grande esposizione, procediamo con relativa tranquillità.

Appoggiando sul meno inclinato dosso nord-ovest raggiungiamo rapidamente la vetta del Lyskamm Occidentale. Nella successiva traversata tra le due cime, con nostra grande sorpresa e a dispetto dell’eloquente soprannome di ‘mangiatore di uomini’ dato ai Lyskamm, viviamo intensi momenti di serenità e di percezione della montagna amica, un passo dietro l’altro, sul colmo delle strette cuspidi nevose a precipizio da ambo i lati con pareti alte centinaia di metri. Emozioni indimenticabili, cui gli orizzonti, in piani successivi, di monti sempre alti e innevati, aggiungono il fascino della vastità senza fine.

Un filo di commozione ci coglie alla sella tra le due vette. Guardiamo la stretta fascia di neve, leggermente aggettante, appoggiata sulle rocce del versante italiano, ricamata dal tratto fine della traccia, stagliarsi netta contro il cielo. Non c’è nient’altro.

Sulla vetta dell’Orientale, più stretta ed esposta, ci fermiamo poco. Da qui la discesa è facilitata da solidi gradini intagliati dalle guide, un filo d’Arianna che ci conduce tra scorci spettacolari alla base della cresta est. Beneficiando di condizioni della montagna probabilmente eccezionali, con neve dura ma senza ghiaccio e senza l’ombra di una cornice, abbiamo trovato la traversata facile. Dire che siamo euforici è dir poco. Il ‘mangiatore di uomini’ ci ha risparmiati.

4-5-agosto 1990

I Lyskamm dal versante valdostano
Le celebri Nord dei Lyskamm, versante svizzero