Punta Giordani e Piramide Vincent

Punta Giordani, 4046 m – Piramide Vincent, 4215 m. Traversata per la Cresta del Soldato (Valle di Gressoney).

Caratteristiche: La cresta, rocciosa o di misto con brevi tratti nevosi, piuttosto abbattuta e con qualche piccolo gendarme, unisce i minori tra i giganti del Rosa e offre una salita riposante su terreno poco impegnativo (a meno che si trovi molta neve). Le difficoltà sono discontinue e contenute e l’ascensione è varia, piacevole e ben esposta al sole, con panorama eccezionale sul selvaggio ambiente del Ghiacciaio delle Piode.

Difficoltà: PD+

Dislivello: 950 m da Indren, di cui 500 m la cresta

Carte: IGM 1:25.000 f. 29, Alagna Valsesia, Monterosa; CNS 1:50.000 f. 47, Gressoney.

Accesso: Uscita di Pont S. Martin dell’autostrada di Aosta, Gressoney la Trinitè, frazione Staffal, partenza degli impianti che salgono al Passo dei Salati e alla stazione di Indren.

Avvicinamento: Partenza dal Rifugio Mantova, 3420 m, a 1 ora dall’arrivo degli impianti di Indren, 3265 m. Dagli impianti, attraversata la esangue lingua terminale del Ghiacciaio di Indren, si può seguire il sentiero attrezzato che supera le rocce che sostengono il Ghiacciaio di Garstelet ed esce sul ghiacciaio poco a monte del rifugio, oppure il sentiero che aggira le rocce e conduce ugualmente al rifugio. L’inizio della cresta è presso l’evidente colletto, a circa 3700 m di quota, a monte della Punta Vittoria.

Salita: Tornati alla stazione di Indren risalire alla stazione di arrivo del vecchio impianto sulla cresta. Da qui mettere piede sul Ghiacciaio di Bors. Attraversare interamente l’anfiteatro del ghiacciaio in direzione dell’evidente colletto a monte della Punta Vittoria, a circa 3700 m di quota, facendo attenzione a qualche infido crepaccio orientato nel senso di marcia (2.15 ore). Dal colletto innalzarsi con percorso non obbligato lungo il filo di cresta per rocce rotte e brevi risalti (II, II+), appoggiando quando necessario sempre sul versante sinistro, fino ad una placca liscia, ormai poco sotto la Punta Giordani. Scalare la placca presso il suo margine sinistro (15 m, delicato, 1 passo di IV-, 1 chiodo). Il passaggio è evitabile a sinistra per cengette e un canalino di sfasciumi. Dal bordo superiore della placca uscire senza difficoltà in vetta alla Punta Giordani, che si rivela essere appena una modesta elevazione della cresta (4046 m, 2-2.30 ore dal colletto). Lasciata la vetta, una splendida crestina nevosa orizzontale conduce alla base di un gendarme verticale. Contornarlo sulla destra finché risulta possibile rimontarlo facilmente per un ripido pendio di misto (II) riguadagnando lo spartiacque costituito da un’altra bellissima crestina nevosa orizzontale e affilata. Seguono rocce articolate e poi una dorsale di roccia rossastra compatta e piuttosto stretta che va percorsa poco sotto il filo a sinistra (II). Tutto questo tratto è molto esposto. Un alternarsi di piccoli torrioni, roccette e neve conduce infine facilmente sulla sommità della Piramide Vincent, 4215 m, un lungo dosso ghiacciato che man mano si appiattisce (1-1.30 ore dalla Giordani, totale 5.15-6.15).

Discesa: La si effettua per il versante nord-ovest, lungo la via normale della Piramide Vincent (tracce quasi sempre presenti), fino a ricongiungersi alle piste che provengono dal Colle del Lys. Passare con attenzione la zona crepacciata ai piedi del versante ovest della Vincent e, in vista del Rifugio Gnifetti, contornare a sinistra l’isolotto roccioso su cui sorge il rifugio e scendere direttamente lungo il Ghiacciaio del Garstelet al Rifugio Mantova, da cui alla stazione di arrivo di Indren (2-2.30 ore).

Gli atomi

La Cresta del Soldato congiunge con eleganza la Punta Giordani alla Piramide Vincent, i minori tra i giganti del Rosa. Siamo in tre ad affrontarne la salita: Ettore, Guido, conosciuto in arrampicata e poi passato alle pelli di foca, e io. La cresta dovrebbe offrire un percorso vario e panoramico, interessante e non troppo impegnativo. Per questo è giustamente rinomata.

Complice il bel tempo, al Rifugio Mantova non troviamo più posto e dobbiamo scarpinare fino alla capanna Gnifetti lungo il Ghiacciaio del Garstelet dove sprofondiamo ad ogni passo nella neve molle. Fatica e tempo sprecati visto che domani, per portarci all’attacco della cresta, dovremo comunque ridiscendere fino a Punta Indren. Non ce ne crucciamo e cerchiamo di apprezzare i lati positivi: fare quota, un rifugio abbarbicato ad uno scoglio roccioso perduto tra i ghiacciai, l’invidiabile panorama.

Il giorno dopo, al contrario di quanto ci aspettiamo, sul nostro itinerario non troviamo nessuno, sono tutti sul pistone verso il Colle del Lys. Che strana emozione attraversare l’appartato Ghiacciaio di Bors, privo di qualsiasi traccia, mentre l’aurora rischiara il cielo e gli impianti della funivia alle nostre spalle sono ancora silenziosi e fermi, e la colossale opera dell’uomo sulla montagna giace inerte, con putrelle, cavi, motori, carrucole inattivi e addormentati! Potremmo perfino dimenticare di essere saliti da quegli impianti e credere per qualche ora di essere piccoli atomi sempre appartenuti a quest’altro mondo, primordiale, selvaggio, caotico e solare.

Attaccata la cresta, ogni tanto ci affacciamo sul versante che precipita sul sottostante Ghiacciaio delle Piode e veniamo poco alla volta catturati dai ripidi scivoli nevosi rigati dalle cadute di sassi, dal ripiano del ghiacciaio istoriato dalle misteriose incisioni dei crepacci e dei seracchi sulla superficie bianca, e dall’impressionante scudo roccioso della parete sud della Parrot di fronte a noi.

 Affascinati dalle aeree crestine nevose le calchiamo con rispetto, quasi con il timore di incrinarne il disegno perfetto con le nostre tracce. L’uscita in cima al dolce panettone nevoso della Vincent ci porta d’improvviso al cospetto dell’acuminata sagoma rocciosa del Lyskamm Orientale, incombente sui campi di neve del Colle del Lys, apparentemente innocui, segnati da innumerevoli e affollatissime piste che conducono in ogni direzione.

La discesa è senza storia fino poco sotto il Rifugio Gnifetti quando, sul gobbone un po’ ripido del Ghiacciaio di Garstelet, improvvisamente mi accorgo che sotto la spanna di neve marcia si nasconde il ghiaccio nero. Al contrario dei miei compagni, non ho i ramponi ai piedi. Per pigrizia e sufficienza non mi fermo a calzarli, convincendomi che basterà fare un po’ attenzione. E proprio mentre mi sto compiacendo per essere riuscito a rispettare per una volta la tabella di marcia, prima barcollo incerto poi scivolo rovinosamente. Fastidiose abrasioni sulle mani e sulle braccia mi aiuteranno a ricordare per settimane la bella gita alla Cresta del Soldato.

10-11 agosto 1991

Lungo la Cresta del Soldato
L’arrivo sulla Piramide Vincent; sullo sfondo il Lyskamm Orientale