Punta Gnifetti

Punta Gnifetti, 4554 m. Via normale dal Rifugio Gnifetti (Valle di Gressoney); con gli sci.

Caratteristiche: Se il Rosa è una ricca miniera di itinerari sciistici di gran classe, in uno scenario tra i più sublimi delle Alpi, la salita in sci alla Punta Gnifetti ne è la regina: una grande classica in ambiente completamente glaciale su una delle cime più elevate del massiccio. Facile e molto frequentata, remunerativa per il panorama sulle alte cime del Vallese e sul complesso versante orientale del Rosa, presenta pochi pericoli oggettivi e offre una discesa appagante, con l’avvertenza di porre attenzione ai crepacci.

Difficoltà: PD-

Dislivello: circa 1000 m

Carte: IGM 1:25.000 f. 29, Alagna Valsesia, Monterosa; CNS 1:50.000 f. 47, Gressoney.

Accesso: Uscita di Pont S. Martin dell’autostrada di Aosta, Gressoney la Trinitè, frazione Staffal, partenza degli impianti che salgono al Passo dei Salati e alla stazione di Indren.

Avvicinamento: Punto di partenza è il Rifugio Gnifetti, 3647 m, dove si giunge in 1.30 ore dall’impianto di Punta Indren, 3265 m. Dall’arrivo dell’impianto attraversare l’esigua lingua terminale del Ghiacciaio di Indren e dirigersi verso due evidenti canaloni paralleli che incidono la fascia rocciosa che sostiene il Ghiacciaio del Garstelet. Risalire quello di sinistra fin dove possibile con gli sci e poi a piedi. Usciti sul ghiacciaio attraversarlo in leggera salita verso ovest sino al rifugio. In alternativa, compiere un semicerchio in piano a sinistra, in direzione sud est, per aggirare la fascia rocciosa, sulle tracce del sentiero estivo. Giungere così al Rifugio Mantova e da qui risalire il Ghiacciaio del Garstelet fino alle rocce su cui sorge il Rifugio Gnifetti.

Salita: Dal Rifugio Gnifetti, 3647 m, inoltrarsi sul Ghiacciaio del Lys seguendo le tracce che salgono verso l’omonimo colle, badando ai numerosi crepacci sia nel ripiano alle spalle del rifugio sia nel superamento della prima ripida balza sotto la Piramide Vincent. Transitare alla base dei bellissimi seracchi del versante sud occidentale di questa montagna e, per pendii moderati, lasciando a destra lo spuntone del Balmenhorn, salire al passaggio del Colle del Lys (4250 m, 2.15 ore). Volgere ad est e traversare la conca glaciale sotto la Punta Parrot, cercando di perdere meno dislivello possibile. Dirigersi verso il Colle Gnifetti e poco prima di raggiungerlo risalire in diagonale a destra il ripido pendio (a volte da fare in ramponi con neve gelata o ventata) che in breve conduce alla sommità della Punta Gnifetti, su cui è eretta la Capanna Margherita, il rifugio più alto delle Alpi, 4554 m (1.30-1.45 ore, totale 3.45-4 ore).

Discesa: La discesa si svolge lungo l’itinerario di salita (2 ore al Rifugio Gnifetti, altre 0,30 ore a Indren). Con buon innevamento è possibile scendere in sci fino agli impianti del Gabiet lungo il classico fuoripista del Canale dell’Aquila ed eventualmente proseguire fino a Staffal.

Con i primi che trovi

Antefatto

Approfittando delle ottime condizioni di innevamento in alta montagna propongo agli amici una scialpinistica in quota per chiudere la stagione. L’obiettivo è la prestigiosa Punta Gnifetti, nel cuore del massiccio del Rosa, dove nessuno di noi, novizi di questa splendida disciplina, è mai stato. Le previsioni sono incerte: un fronte freddo raggiungerà la Svizzera centrale e non è ben chiaro fin dove spingerà i suoi effetti. Decidiamo di tentare la sorte. Con me c’è Federica, la mia fidanzata, sedotta dallo scialpinismo di cui è innamorata forse più di me. Ci sono anche Paolo e il comune amico Elio, un matematico eccentrico e simpatico che da qualche anno ha messo anche lui le pelli sotto gli sci.

 Diretti alla Capanna Gnifetti, saliamo molto presto con gli impianti di Punta Indren per poterci fermare alcune ore all’intermedia con lo scopo di favorire l’acclimatamento. Nonostante tale accortezza, alla Capanna Gnifetti Elio ‘pedala’ tutta la notte e, ora di alzarsi, non è affatto in forma. Purtroppo ci pensa il meteo ad azzerare timori e velleità: siamo immersi in una nebbia fittissima che perdura anche dopo avere posticipato la sveglia di un’ora. Il rifugista scuote la testa: “E’ ben difficile che il meteo si riprenda”. Non resta che rassegnarsi, dormire ancora un po’ e prepararsi infine a scendere.

Gli altri gruppi stanno già sciamando quando ci muoviamo anche noi, sotto una intensa nevicata, accodati a un gruppo di austriaci. Scendiamo con circospezione il Ghiacciaio del Garstelet. con la difficoltà aggiuntiva di restare vicini e a vista, tipica di queste circostanze. Oltrepassiamo il nuovo Rifugio Mantova, da poco inaugurato, e nel sottostante ripido impluvio la visibilità si riduce ancora. Procediamo per un po’ a tentoni, cercando di capire quando imboccare il traverso a sinistra che conduce sul Ghiacciaio di Indren. Ed è qui che perdiamo Elio. Attendiamo un po’, pensando di averlo dietro, ma Elio non compare. Lo chiamiamo, nessuno risponde.

Nel traverso ci tocca togliere e mettere gli sci un paio di volte. Intanto continuiamo a chiamare l’amico, senza successo. Il ghiacciaio, a tratti già scoperto, presenta un paio di pericolosi crepacci aperti lungo il senso di marcia. Siamo in ansia per Elio. Quando passiamo sotto lo skilift di Indren, peraltro inattivo, stimiamo di non essere più molto distanti dalla stazione. Vediamo finalmente profilarsi la costruzione e nei pressi scorgiamo delle figure. Una volta lì vi troviamo Elio insieme agli austriaci. Alle nostre rimostranze l’amico risponde che, non sapendo né leggere né scrivere, intanto era andato dietro a loro che gli sembrava conoscessero meglio la strada.

14-15 giugno 1986

Fatto

Un anno dopo, alla fine di maggio, ci riproviamo. Insieme a Federica e Paolo c’è Giancarlo. Anche questa volta partiamo presto per poter sostare all’intermedia di Indren. Ne approfittiamo per esercitarci nella frenata su neve con la piccozza. Sul piccolo e ripido nevaio sul quale giochiamo, la neve è molle e saponosa e il risultato delle nostre prove è che ne usciamo fradici. Ma la giornata è soleggiata e calda e, quel che conta, le previsioni promettono sole anche per domani.

Alla Gnifetti saliamo questa volta per il ripido canale che dà direttamente accesso al Ghiacciaio di Garstelet, itinerario più faticoso ma più breve. Al rifugio troviamo lo stesso bailamme dell’altra volta. Per la cena c’è la novità del self service, sicuramente più efficiente ma incongruo rispetto all’atmosfera del rifugio. Nella notte nessuno pedala. Il mattino dopo, salendo all’ombra verso il Col del Lys, il freddo è pungente. Siamo tanto catalizzati dall’ambiente quanto sfiatati. Federica è incredula di stare salendo il suo primo ‘4000’. Giancarlo sale con lenta determinazione. Paolo ci sta riprovando dopo la rinuncia al Gran Paradiso l’anno scorso, ma al Col del Lys, in ansia per la fatica con cui avanza, decide di fermarsi. Gli facciamo trangugiare qualcosa, proviamo a incoraggiarlo, inutilmente. Non volendo esserci di peso, egli è irremovibile. Rinuncia anche questa volta. Sarà la maledizione del Granpa! Al sole e senza vento, Paolo può attenderci senza pericolo.

Il nostro arrivo in vetta è esaltato dall’euforia. Dal Colle Gnifetti, messi i coltelli, saliamo con gli sci fin quasi sulla porta della Capanna Margherita, dove entriamo qualche minuto per scaldarci. Poi non è più storia. Al Col del Lys recuperiamo Paolo, che ha dormicchiato un’ora, e proseguiamo la discesa su firn perfetto fino ai ghiacciai di Garstelet e poi di Indren. Non paghi, da Indren, su una pappetta ormai ‘estiva’ ma perfettamente sciabile, scendiamo ancora il ripido fuoripista completamente innevato fino a pochi minuti dall’intermedia.

30-31 maggio 1987

Il passaggio del Col del Lys; al fondo la Punta Gnifetti
La Punta Gnifetti vista dalla Punta Zumstein